User:Giuseppe Ghidorzi/Ghiacciaie

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La Ghiacciaia Favaglie

La ghiacciaia si ritiene sia stata costruita nei primi decenni del 1800, insieme all’attuale cascina, anche se tracce della sua presenza non figurano in nessun documento storico, è unica nel suo genere per le sue ragguardevoli dimensioni (circa m 10 di diametro alla base ed una altezza di m 5.60), forse tra le poche a sopravvivere alle demolizioni effettuate nella nostra regione negli ultimi decenni. Questa costruzione è ricca di tanti significati per la popolazione del luogo, essa rappresenta infatti il tramite fra l’attuale società alle radici agricole proprie del territorio di Cornaredo. La sezione di Italia Nostra Milano Nord-Ovest, ad iniziare dal 1988, si sta adoperando ai fini di recuperarla ed evitarne così il suo lento degrado.


1987 Scoperta della Ghiacciaia, prime attività

I volontari di Italia Nostra, ad iniziare dal 1987 organizzarono presso la cascina Favaglie la “Festa sull’Aia”, una manifestazione per la raccolta di fondi da destinare al recupero dell’oratorio di San Rocco, furono incuriositi da un intrico di vegetazione presente sul lato Est della cascina; la Sig.ra Rosa Surini, una delle ultime abitanti della corte rivelò che, sottostante all’intricato groviglio di rovi che raggiungeva diversi metri di spessore, c’era una vecchia ghiacciaia, utilizzata nel passato per conservare gli alimenti ed ora da lungo tempo abbandonata. La cosa suscitò un certo interesse e si iniziò a considerare la possibilità di portare alla luce quanto la vegetazione nascondeva.

Un primo ingresso fu identificato e liberato dai rovi sul lato nord così da permettere, con una torcia elettrica, una prima ispezione. Ai volontari che per la prima volta si affacciarono al cunicolo che permetteva di accedere all’interno, si presentò illuminata dalla poca luce della lampada, una grande volta in mattoni che copriva un notevole spazio circolare; il cunicolo non arrivava al piano del pavimento e sotto si intravedevano materiali di vario genere accumulatisi nel tempo. Sul lato destro filtrava una fioca luce da un’apertura che interessava la parete verticale e parte della volta: era quello che avremmo in seguito scoperto, l’ingresso Ovest.

I volontari rimasero colpiti dal fascino che questa grande costruzione agreste emanava, e se anche molto occupati per il notevole impegno che l’oratorio San Rocco richiedeva, programmarono le prime attività per portare alla luce quanto la vegetazione racchiudeva.

Forse oggigiorno ai visitatori giunge difficile immaginare le dimensioni della barriera vegetativa che negli anni era cresciuta sulla strana collina. Ma sebbene fosse una barriera imponente costituita essenzialmente da rovi, non ci si perse d’animo e utilizzando un mezzo fuoristrada di un nostro associato, si provvide mediante un cavo di acciaio a circoscrivere delle zone arbustive, poi mentre il mezzo provocava una trazione la vegetazione veniva recisa alla base. Con questo metodo grossa parte della vegetazione arbustiva venne rimossa. --Ghidorzi Giuseppe 18:01, 30 November 2009 (UTC)